Santa Maria della Misericordia
Urbino,Ospedale

curata con Silvia Cuppini
ASUR, Urbino

La chiesa dell’Ospedale di Urbino si trasferisce dal quarto piano al piano terra. Uno spazio centrale, posto accanto all’ingresso, che favorirà la fruizione anche del che frequenta occasionalmente l’ospedale.
La progettualità del luogo nasce da una riflessione sull’esperienza della sofferenza che segna inevitabilmente la vita sia per chi è malato sia per chi attraversa l’ospedale, parente o conoscente: l’età medievale come tempo in cui era facilitata la familiarità col Mistero; l’architettura romanica è un percorso di luce verso l’altare, luogo del sacrificio e luogo della comunione, cuore dell’esperienza quotidiana di partecipazione alla vita.

Questi due temi, croce e luce, organizzano lo spazio: la croce domina la parete di fondo, dietro l’altare, segnando lo spazio, abbracciando le pareti, il soffitto, il pavimento. È una croce di luce. Sulla parete destra verso l’ingresso sono montate sulla linea della croce le altre tredici stazioni, realizzate da Sante Arduini, artista urbinate, quattordici stazioni incise e dipinte su tavola. La quattordicesima coincide con il tabernacolo, la Cena di Emmaus. All’ingresso, un bassorilievo rinascimentale della Madonna della Misericordia con il Bambino. Attraverso la parete sinistra entra luce naturale; ad essa è affidato il compito di favorire il cammino verso il cuore dello spazio senza intrattenerci. Segnata anch’essa dalla linea orizzontale della croce, la luce entra frazionata, filtrata secondo un rapporto che richiama le proporzioni delle navate secondarie e navata centrale, ma al tempo stesso traslata su piani diversi, come entrasse tra le colonne della navata, svelandole nella forma fino a distendersi nella navata centrale. Concepita così come un guscio avvolgente, abbandona ogni spirito decorativo per privilegiare la vista del segno, che, come solco nella terra, dà forma allo spazio oggettivandolo come luogo per vivere la fede come vocazione. Sedie singole, di stili ed epoche differenti, accolgono l’umanità diversa di un popolo raccolto e unito di fronte all’Eucaristia, come un gregge dietro un pastore.